martedì 26 agosto 2008

Visit Aspromonte», «visit Bitonto», «visit le Langhe

Anonimo-Riceviamo e pubblichiamo

Milano - «Visit Aspromonte», «visit Bitonto», «visit le Langhe». E non sapendo dove sbattere la testa, il turista straniero alla fine sceglie di andare in Francia o in Spagna; lì sa per certo che cosa gli offriranno: champagne, flamenco, opéra e paella. Scoraggiare un viaggio in Italia è impresa non da poco; eppure, stando ai dati di quest´ultima estate, sembra che gli assessori regionali al turismo ci siano quasi riusciti. Estate 2008: in Italia passerà alla storia come l´estate degli Europei di calcio, delle Olimpiadi e degli alberghi vuoti. Turismo in calo, turismo in caduta libera; uno scenario così cupo che dalla Fipe - Federazione italiana pubblici esercizi - non hanno neanche aspettato i dati definitivi di agosto per annunciare un calo di presenze vicino al 5%, con una perdita di gettito vicina ai tre miliardi di euro. Un vero e proprio rebus: secondo i dati del governo, quasi l´85% dei turisti che a livello internazionale si rivolgono ai grandi operatori è attratto dalle bellezze del nostro Paese, ma poi solo il 35% di essi alla fine decide di venire davvero da noi. Le motivazioni di questo paradosso sono complesse, e abbracciano diversi settori del sistema Italia - infrastrutture, prezzi, ricettività - e non ultima la promozione turistica, settore in cui da sette anni i governatori - da quando la riforma dell´articolo V della Costituzione ha dato alle regioni competenze esclusive sul turismo - fanno di testa propria: dal 2001 al 2006 hanno speso complessivamente nel turismo 6.714.093.300 euro. Di questi, il 28,3% solo per la promozione: spot, cartelloni, pagine su quotidiani e riviste, eventi all´estero. Per un esborso complessivo di 1 miliardo e 895 milioni; quasi 316 milioni all´anno.Con differenze importanti: la Calabria da sola ha speso 340.646.700 euro, una media di 56,7 milioni all´anno, valore pressoché equivalente alla spesa complessiva nei sei anni della Liguria e di gran lunga superiore a quella, sempre sul totale dei sei anni, di Sardegna, Puglia, Valle d´Aosta, Basilicata, Umbria, Marche e Molise. Con che risultati? Si direbbe che quantità non equivale a qualità: secondo i dati del Touring club Italia, che ha stilato la classifica regionale della spesa turistica per ciascun arrivo nazionale e internazionale, nei sette anni in esame la Calabria ha pagato ogni singola presenza 43,6 euro, su una media nazionale pari a 3,7 euro. Anche in questo caso la punta della penisola si è guadagnata il primo posto, lasciando molto indietro la seconda e terza classificata, la Basilicata (21,6 euro) e la Provincia autonoma di Trento (14,1 euro per ogni turista). Chiudono la classifica tre regioni che forse non hanno troppo bisogno di promuovere le proprie bellezze: Lombardia, Lazio e Toscana, che hanno speso rispettivamente 1,3, 1,1 e 0,4 euro per turista. Miliardi spesi in modo infruttuoso, che hanno ottenuto più che altro di frammentare l´immagine dell´Italia nel mercato estero. Già nel 2007 Antonio Paolucci, sovrintendente ai beni artistici del Vaticano, sottolineava come oltrefrontiera «non c´è l´Italia, ma tante Italie diverse per stili, cultura, immagini, identità». Dopo la doccia gelata di questa estate, gli addetti ai lavori hanno preso atto della necessità di un´inversione di tendenza. Il coordinatore degli assessori regionali al turismo, Enrico Paolini, ha ricordato a conclusione della IV Conferenza italiana per il turismo di Riva del Garda il bisogno di superare la disarticolazione delle ventuno politiche locali per una politica promozionale capace di vendere all´estero un unico prodotto-ombrello: l´Italia. Cosa che invece riescono a fare con successo i nostri due concorrenti diretti, Francia e Spagna. Se per tutti gli anni 80 l´Italia era, dopo gli Stati Uniti, il Paese che assorbiva la maggior quota di mercato del turismo nel mondo, oggi, con 30 miliardi e 281 milioni di incasso dal turismo straniero, è solo al quarto posto, dietro appunto a Spagna (40 miliardi) e Francia (quasi 37 miliardi).