martedì 4 novembre 2008

Vendola : quella della Gelmini non è una riforma

“In quest'Aula oggi il rispetto delle Istituzioni viene usato come un'arma. Mi è stato contestato dalle opposizioni di non avere partecipato alla prima parte della seduta, ma ho ritenuto doveroso andare a ricevere il presidente del Senato e il ministro delle Regioni, intervenuti alla cerimonia del 4 novembre nel Sacrario ai Caduti Oltremare".
Lo ha affermato il presidente Nichi vendola intervenendo nel dibattito dedicato ai temi della scuola in consiglio regionale.
"Un altro appunto che mi è stato posto come presidente ha messo in discussione il mio essere vicino agli studenti - ha aggiunto - mi è stato chiesto se sia lecito esercitare l'ascolto di questa generazione più sfortunata delle altre, che ha dovuto bersi un totalitarismo televisivo senza precedenti, una generazione miracolosa ch'è uscita dalla scuola per ragionare della scuola.”
“Sono stato vicino a quegli studenti - ha proseguito Vendola - perchè consideravo importante andare a sentire da loro quali fossero le necessità, le urgenze, le analisi. Quando la politica si occupa dei giovani? Quando si ferma a riflettere? Hanno davanti un futuro fondato sul paradigma della precarietà, che ora si estende anche alla formazione." Secondo Vendola "è curiosa l'inversione logica ch'è stata compiuta in questo dibattito. La platea dei lavoratori della scuola meno pagata in Europa e tra i meno pagati in Italia, è stata presentata come una casta nemica del cambiamento. Come possono essere una casta gli insegnanti, stipendiati a 1300 -1400 euro al mese?. Come possono esserlo dei lavoratori che da tempo aspettano il cambiamento, sono, da lustri vogliono avere il diritto di parlare?." "Quella della Gelmini - ha incalzato Vendola - non è stata una riforma. Quella l'hanno prodotta giorno dopo giorno un esercito di straordinari maestri e maestre. La scuola è sempre stata oggetto di un dibattito forte che ha avuto soggetti parlanti, anche se le conquiste che abbiamo strappato una dopo l'altra hanno sempre trovato un Rocco Palese che diceva ". "Non si può non fare - ha aggiunto - abbiamo o non abbiamo un problema gigantesco davanti? L'Italia è un Paese dove si è bloccata la mobilità sociale, nel quale è tornata una questione di classe, nel quale una porzione del ceto medio è scivolata verso la povertà.Nel dibattito è stato demonizzato il '68. Quell'anno fatale è stato tante cose, è stato anche Don Milani, che guardava alla scuola come centro di riproduzione sociale"."Per tutto questo - ha proseguito - lunedì prossimo, nella sede istituzionale, riproporremo alle altre regioni di contrastare con una proposta di legge la figura del maestro unico, anche in considerazione del referendum ch'è stato annunciato. E sulla rete scolastica? A suo tempo, quando si voleva chiudere la scuola elementare di Bari Vecchia, ho contestato il ministro Berlinguer. È inutile parlare di sicurezza sociale quando si vogliono cancellare le scuole nelle periferie. Bisogna difenderle, invece, le periferie. È inutile fare la corrida in Consiglio sul Gargano, sul Foggiano, se non ci si batte per i diritti delle zone svantaggiate.”
“E per la scuola pubblica, per l'università pubblica - ha concluso - sono il fondamento della nostra democrazia. Ho ritenuto doveroso andare con i giovani, laddove si raduna la speranza".
-Paese Nuovo-

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