martedì 17 giugno 2014

Ci rubano anche la spiaggia. I policoresi al mare come nel film “Fantozzi va in vacanza”

 In “Fantozzi va in vacanza” accade che i vacanzieri non sapendo dove trascorrere le beneamate ferie, lasciano decidere la destinazione ad un certo signor Franchino, energumeno con peli ascellari improbabili, incontrato lungo la strada.  Questi li conduce in un zona di mare che è a tutti gli effetti una discarica a cielo aperto: cumuli di immondizia, acqua putrida e nauseabonda, dove al posto dei pesci sguazzano indisturbati ratti giganti.
Lo scenario è desolante e l’insieme restituisce un senso di mortificazione e tristezza.  Le risate e la gioia sprigionate dalla mimica della signorina Silvani che ce la mette tutta, per sollevare il morale del gruppo, stridono con l’ambientazione di degrado e miseria.
E’ ovvio che la scena del film appena descritta è stata portata all’estremo e volutamente esagerata dal regista, ma di certo non è né fuori luogo né  inopportuna. 
Essa, a mio avviso, è calzante perché ben restituisce l’idea che ammorba molti amministratori, circa il trattamento da riservare ad una parte della popolazione italiana.
E’ convinzione diffusa, infatti, che i “poveri” di spirito, di cultura e di denaro non abbiano alcun diritto di “godere” degli spazi che madre Natura offre loro gratuitamente. Accade, che in nome di un sedicente sviluppo, e ad ogni giro di giostra/amministrazione, gli spazi di spiaggia libera, come per il mare di Policoro vengono sottratti e destinanti a coloro i quali si impegnano a mettere su strutture chic e stravaganti, per il sollazzo di turisti esigenti e sempre a caccia di nuove idee. Ecco quindi  i signorotti del loco che prontamente lambiscono metri e metri di spiaggia e a volte, come in preda ad un delirio di grandezza, allungano i paletti a destra, sinistra, avanti e indietro fino al marciapiede, cioè la  zona dove si passeggia e si parcheggiano  le auto. Come a dire “dall’auto al lido!”
 Così, l’altro giorno andando al mare centrale per riprendere i miei parenti francesi venuti in vacanza a Policoro mi hanno assalita di domande ad una velocità impressionante e, facendo la gimkana tra l’italiano e il francese,  mi chiedevano:“PERCHE’? Perché è così? Non c’è più spiaggia libera? Com’è possibile? In Francia no è così! In Francia tanta spiaggia per li gente e pochi bar. E voi? No dire niente?
Poi mi fanno vedere le foto scattate con il cellulare con i soliti cumuli di piatti e forchette di plastica, bottiglie rotte,  mozziconi di sigarette, buste, lattine, ecc, che affiorano nel piccolissimo lembo di spiaggia “libera” lasciata per i policoresi, che non possono permettersi un posto “all’ombra”  dei numerosi stabilimenti balneari.    
Ora è proprio questo il punto: perché sottrarre ulteriore spiaggia a chi non può pagarselo un ombrellone? Oppure devo pensare che sia normale piantarlo dall’altra parte della strada perché da questa al mare non c’è più  spazio, dove le persone stanno così appiccicate da invidiare  le sardine in scatola, che di sicuro di spazio ne hanno molto di più. Ha ragione la ragazza francese: “Non è normale!”
Mi arrabbio di fronte a questo sopruso e non riesco a trovare nessuna spiegazione che dia ragione di uno scempio simile.
 Poi però mi torna in mente il professore di psicologia dinamica che, durante la lezione, per spiegare l’animo predatorio degli arroganti, spocchiosi e cinici convinti di avere potere su tutto e di togliere a chiunque, qualunque cosa, compresa  la “cosa pubblica”, disse:  “Quando la merda avrà un valore i poveri nasceranno senza culo”.

                                                                                     Carmela Vitale