giovedì 29 luglio 2010

Due testimoni parlano di un incidente radiattivo tenuto nascosto

FABIO AMENDOLARA
• R OTO N D E L L A . C’è un impianto in cui vengono trattati i minerali estratti da rifiuti industriali e c’è un laboratorio di analisi in cui tecnici specializzati controllano che il processo sia stato eseguito in modo corretto. Lo chiamano laboratorio delle «Terre rare». Possono entrare solo gli addetti ai lavori, perché è nella zona sottoposta a controllo militare del centro di ricerche Itrec di Rotondella. È lì che, secondo due tecnici sorpresi dai carabinieri dell’aliquota di polizia giudiziaria di Potenza a chiacchierare in auto, venivano fatte «le porcherie». Da chi? E perché? Hanno cercato di capirlo i magistrati della Procura antimafia di Potenza, ma l’inchiesta non ha dato i risultati sperati. Il fascicolo, secretato a lungo, a gennaio è finito in archivio.
Ma i carabinieri, guidati dal colonnello Antonio Massaro, qualcosa l’avevano scoperta. «Fonti confidenziali», così le definiscono in un’informativa che la Gazzetta ha potuto consultare in esclusiva, avevano «indicato due persone in grado di poter riferire particolari importanti sui movimenti avvenuti nel centro di ricerche di Trisaia». I due sono Agostino Massi e Gaetano Trezza. Negli anni «caldi», quelli dell’indagine sulla produzione di materiale nucleare sporco, lavoravano a Rotondella. Una microspia dei carabinieri ha captato una conversazione che gli investigatori giudicano «interessante». Perché i due si confrontano su un incidente accaduto nel centro di ricerche di Trisaia e sui metodi usati per far sparire le «terre contaminate». Massi e Trezza parlano di un certo Giovanni Fraschetti, un fisico che lavorava con loro e che ora è in pensione. Fraschetti, suppongono i due, «sarebbe stato a conoscenza di quali fossero le zone nel sito di Trisaia in cui non era opportuno stazionare, perché fortemente contaminate». Era stato proprio Fraschetti a riferirlo a Trezza. La zona «pericolosa» sarebbe proprio quella nelle vicinanze dell’edificio delle «Terre rare».
Scrivono i carabinieri: «Fraschetti ha svolto mansioni di esperto qualificato in radio pro tezione per quasi tutta la sua vita professionale nel centro di ricerche di Rotondella. È risultato a conoscenza delle varie vicende relative alla presenza nel centro di materiale che non doveva esserci (parafulmini radioattivi e rifiuti ospedalieri), ma non ha fornito indicazioni utili alle indagini».
• Intercettazione ambientale riguardante le conversazioni tra presenti all’interno dell’autovettura Fiat Panda in uso a Gaetano Trezza. Interlocutori: Gaetano Trezza e Agostino Massi.
Massi: Se so’ stati fuori... ci voleva... ci voleva un’omertà a larga scala... Tre zza: Ah, sì, sì. M: È impossibile lì praticamente... ma loro sono stati molto soddisfatti di questo andazzo, perché visto che non trovano niente fuori... T: Ecco, sì, però, pure sotterrare... c’è voluta l’omertà di qualcuno... M: Bastano tre persone... gli dici... T: Sì, qualcuno sì. M: Tre persone... so chi so’... quelli che adesso hanno l’azienda e lavorano... in Casaccia (...). Lì, voglio dire, a mettere i fusti, a portarli giù di notte,
È per questo che gli investigatori ritengono che «sia quasi impossibile» ricostruire fedelmente cosa sia accaduto nel centro di Trisaia? Scrivono: «Considerando che le lavorazioni nel campo del nucleare sono state dal principio un po’ pionieri - stiche e le misure di sicurezza spartane, le conseguenze degli errori non erano note. Gli incidenti accaduti nel corso degli anni sono stati trattati, pare, con una certa superficialità e le conseguenze sarebbero ancora attuali».
Nell’informativa i carabinieri chiedono al sostituto procuratore antimafia Francesco Basentini un supporto tecnico. Viene nominato un esperto. I suoi strumenti, si legge negli atti, «sono in grado di accertare quali elementi nucleari siano stati utilizzati nell’area, sia pure con dei limiti». Quei limiti che hanno contribuito a mandare in archivio l’inchiesta (Tratto dalla gazzetta del Mezzogiorno)

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