mercoledì 15 ottobre 2008

La vicenda di Marinagri dopo la decisione della Cassazione


La stampa odierna ha reso note le motivazioni con le quali la Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla società Marinagri, inteso ad ottenere l’annullamento degli atti con i quali l’autorità giudiziaria di Catanzaro aveva dapprima sequestrato l’intero complesso e successivamente, in sede di riesame innanzi al Tribunale della Libertà, lo aveva confermato.
Molti avevano adombrato l’ipotesi secondo la quale il Supremo organo giurisdizionale si sarebbe lavato le mani dalla vicenda utilizzando qualche cavillo per non entrare nel merito della questione. Altri ancora avevano richiamato le richieste del Procuratore generale il quale si sarebbe pronunciato per l’annullamento con rinvio.
Pubblicitari e cantori di Marinagri si erano subito attivati per criticare la decisione della Corte ed esaltare la richiesta del Procuratore Generale.
La fretta è sempre cattiva consigliera. I pubblicitari cantori si sono ben guardati dall’evidenziare che, ove anche la Corte avesse annullato il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale del Riesame, quest’ultimo si sarebbe dovuto pronunciare sugli ulteriori motivi dichiarati assorbiti tra i quali vi è quello relativo alla legittima proprietà delle aree su cui sorge il complesso o gran parte di esso.
La definitiva conoscenza della decisione della Corte di Cassazione, poi, smentisce clamorosamente i critici frettolosi e, stando all’organo di stampa che da sempre si batte per Marinagri, le motivazioni sarebbero del seguente tenore: “Il ricorso è “manifestamente infondato” e quindi inammissibile. La decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, inoltre, “non solo non presenta alcun vizio che possa far ritenere sussistente la violazione di legge di cui all’art.325 c.p.p., ma è così esaustiva, logica e non contraddittoria che porterebbe” comunque alla dichiarazione di inammissibilità. Si aggiunge infine: “il Tribunale ha correttamente rilevato la illegittimità dell’intervento edificatorio di quanto sequestrato per non aver il privato ottemperato alle prescrizioni alle quali la pubblica amministrazione aveva subordinato l’approvazione della variante al piano di assetto idrogeologico”.
La Suprema Corte, quindi, ha pienamente ratificato l’operato del dott. De Magistris, del dott. Rizzuti, dei tre giudici che componevano il Collegio del riesame. Sulla questione, perciò, si sono pronunciati ben 10 magistrati ed è da ritenere che si tratti di decisione ineccepibile e saggia.
I soliti pubblicitari cantori si sono però sbizzarriti nel ridimensionare la portata della decisione e con la solita fretta ipotizzano che per la soluzione del problema occorrerà solo prendere atto che gli argini sarebbero stati rafforzati e quindi, scongiurato il pericolo della inondazione, si potrebbe procedere indisturbati alla realizzazione del complesso chiudendo gli occhi sulle violazioni confermate dalla Corte di Cassazione e su quelle ipotizzate dal pubblico ministero procedente e dal giudice per le indagini preliminari.
Rifondazione Comunista non è in maniera preconcetta contraria all’intervento di Marinagri, pur avendo manifestato da sempre dubbi e perplessità insieme a qualificate associazioni ambientaliste. Occorre, però, stabilire se, a prescindere dal definitivo esito del procedimento giudiziario, l’intervento fino ad ora realizzato può essere oggetto di sanatoria in via amministrativa e se la rimanente parte dell’intervento stesso potrà essere realizzata.
In materia edilizia, le sanatorie sono possibili e sono esclusivamente quelle previste dalla legge. Rifondazione Comunista è del parere che le possibilità di sanatoria, nell’ambito della tutela dell’interesse pubblico, debbano essere esaminate ma praticate solo ed esclusivamente nel rispetto della legalità. Ci si tolga dalla mente che, per la tutela di altri pur meritori interessi quali quelli dell’economia e dell’occupazione, la legge possa essere impunemente violata.
Alla luce di questi criteri si dovrà esaminare la questione preliminarmente sotto un duplice profilo: quello della sicurezza del complesso rispetto al rischio inondazione e quello del rispetto della normativa urbanistica.
Per quanto riguarda il rischio inondazione, non va trascurato che i consulenti tecnici che su incarico della magistratura si sono occupati dei relativi rischi, hanno evidenziato che da un lato non erano state adempiute le prescrizioni relative al rafforzamento degli argini e dall’altro come tali rafforzamenti fossero insufficienti. Sul punto non sarà inutile ricordare che un funzionario regionale, nel rendere dichiarazioni circa il rafforzamento degli argini, abbia affermato che uffici pubblici avrebbero recepito acriticamente (vale a dire senza effettuare controlli) le proposte formulate dal tecnico di Marinagri. Non ci sembra che un tal modo di procedere sia accettabile. Occorrerà, dunque, che pubblici funzionari imparziali (escludendo, quindi, i soggetti indagati) riesaminino i problemi della sicurezza anche con riferimento alla presenza, a monte, dell’invaso di Gannano e della diga del Pertusillo. Chi volesse saperne di più in proposito potrà consultare il piano della protezione civile di Matera nella versione dell’anno 1996.

Accertata la ragionevole previsione di mancanza di rischio alluvionale occorrerà procedere alla verifica della esatta applicazione della normativa urbanistica. Sulle dolenti note circa la legittimità o meno della proprietà delle aree in capo a Marinagri o all’Ittica Vald’Agri tutti fingono di sorvolare. Persino l’ex Prefetto della provincia di Potenza, Mauriello, nel tessere gli elogi di Marinagri, apprezza il fatto che l’intervento economico di cui è artefice, pari a circa 200 milioni di euro, avrebbe ottenuto un contributo pubblico di appena il 10%. Non è così. Il contributo concesso è pari a 25 milioni di euro e di tale cifra circa 10 milioni sono stati erogati. Ma il complesso Marinagri, se non si interviene per far rispettare la legge, godrebbe di ben altri non legittimi benefici giacchè verrebbero utilizzati gratuitamente poco meno di 200 ettari di terra di proprietà pubblica. A tal proposito è bene precisare quanto segue.
1) Nel 1973, la società Ittica Vald’Agri chiese ed ottenne, dal Prefetto della provincia di Matera, un esproprio per realizzare un impianto industriale per allevamento, conservazione e inscatolamento del pesce. Per esplicita ammissione, la società ha sempre svolto esclusivamente attività agricola non realizzando mai lo stabilimento industriale. L’art. 60 della legge n.2359/1865 prima e l’art. 46 del D.P.R. n.327/2001 prevedono che, quando l’opera per la cui realizzazione fu disposta l’espropriazione non venga realizzata, il proprietario delle aree possa ottenere la retrocessione delle stesse. Le aree di che trattasi, per circa 150 ettari erano dell’Ente di Riforma e quindi di proprietà pubblica e come tali non usucapibili. Incredibile a dirsi, alcuna autorità pubblica si è mai attivata per la retrocessione dei terreni.
2) Dalle indagini di Catanzaro è emerso che ad una delle società interessate alla costruzione sono stati riconosciuti, per accessione, altri 35 ettari di terra ricavati dalla modificazione del letto del fiume Agri risalente al 1959. Hanno evidenziato, gli inquirenti di Catanzaro, che la società cui sono state riconosciute le aree è stata costituita negli anni ‘70 e quindi non poteva acquisire per accessione un bene venuto alla luce quando ancora non era sorta. Incredibile a dirsi, sulle due questioni sono state presentate due interrogazioni: una al Ministro dell’Economia e l’altra al Presidente della Giunta Regionale e all’Assessore al Bilancio e al Patrimonio, ma è trascorso un anno e né il Ministro né la Giunta Regionale si degnano di rispondere!
Annuncio oggi che provvederò a diffidare, con atto a mezzo del competente Ufficiale Giudiziario, il Ministro, il Presidente della Giunta Regionale e il legale rappresentante dell’ALSIA ad agire per la tutela del patrimonio pubblico, investendo della questione anche i procuratori della Corte dei Conti della Regione Basilicata e del Lazio perché citino in giudizio i responsabili del danno Erariale per l’illegittimo godimento di queste aree nel periodo pregresso. Tanto, senza trascurare il fatto che queste aree, al prezzo di mercato, valgono oggi non meno di 50 milioni di euro. E non mi sembra costituisca opera meritoria quella di investire 200 milioni di euro accollando a “pantalone” 25 milioni di euro a titolo di contributo e 50 milioni di euro per aree acquisite indebitamente. Solo a seguito della verifica positiva sui punti fino ad ora trattati si potrà procedere alle possibili sanatorie. E sia chiaro: chi è oggi indagato a Catanzaro per possibili reati nella vicenda Marinagri, a cominciare dal dirigente dell’ufficio tecnico e dal sindaco di Policoro, farà bene ad astenersi trovandosi in palese conflitto di interessi.
Ottavio Frammartino
Segretario Provinciale P.R.C. Matera

5 commenti:

  1. Aggiungerei alcuni aspetti tecnici molto importanti che finora non sono venuti fuori su Marinagri, e che hanno valenza penale. La deviazione del F. Agri, che secondo Altieri sarebbe stata indotta dall'intervento umano, cosa che è proibita per legge.
    E poi la presenza di un canale di bonifica nell'area di Marinagri.
    Due argomenti su cui riflettere....

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  2. Otta.... ma a voi' spiccià p stà storia di marinagri!!!!

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  3. MEGLIO FERMA CHE TRUFFA! MARINAGRI AVREBBE SOLO ARRICCHITO I POTENTI E AFFAMATO LA GENTE....ESCLUSI ALCUNI...

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  4. .....e p'chè Ottavio adda spiccià?
    Vai Ottà, vai!

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  5. Cari povirazzi, sulla questione Marinagri, fermo il rispetto per la legalitá, alla fine chi ci rimette sono quei tanti giovani e non che vedevano in questo un motivo di speranza, anzi di certezze, per il proprio futuro. I Vitale non penso che siano dei morti di fame, sarebbero sicuramente molto piú ricchi ma lo sono giá! Allora? Si sta questionando di terreni che appartengono allo stato che non ne fa niente se non lasciarli incolti, stiamo parlando di improbabili alluvioni e disastri in una terra condannata alla desertificazione ... ecc.ecc. Ora mi sembra che, fermo restando il rispetto della legalitá, il problema, con un pó di buon senso si possa risolvere togliendo qualcosa alla proprietá e dando certezze alla gente. Siete mai stati al nord? Lí fottono e qua ci piangiamo addosso! Continuiamo cosí povirazzi.

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